E SE I GESTI “INCONSULTI” AVESSERO SEMPLICEMENTE UNA SPIEGAZIONE A NOI IGNOTA?

Perché facciamo quello che facciamo? Ad esempio, perché nel traffico allo scattare del verde “suoniamo” il clacson all’automobilista davanti a noi che usa il telefono invece di ripartire? La risposta è che, così facendo, in passato probabilmente abbiamo ottenuto (o visto ottenere da altri) qualcosa di utile.

Un principio fondamentale della Behavior Analysis è proprio questo: ogni comportamento viene fatto per un motivo. Spesso, in realtà, anche più di uno. Il primo step per rispondere alla domanda “Come mai qualcuno si comporta così?” in un dato tempo e luogo, è riformularla come segue: “In contesti simili, in passato, cosa potrebbe avere ottenuto questo individuo subito dopo aver fatto un comportamento simile? Quale vantaggio può aver procurato a lui o ad altri?”.

Per motivo si intende appunto un beneficio, un guadagno o comunque un miglioramento rispetto a una condizione di partenza che caratterizzava l’organismo prima che emettesse il comportamento. Non è un caso che l’opera prima di B.F. Skinner, padre della Behavior Analysis, si chiamasse proprio “Behavior of Organisms” (1938): quello che sta per essere dettagliato è un principio di base del funzionamento comportamentale che accomuna ogni specie vivente.

Grazie ad anni di ricerche sperimentali in laboratorio, Skinner per primo era riuscito a meglio delineare i contorni precisi di quella “Legge dell’Effetto” precedentemente formulata da un altro pioniere nel campo della psicologia, ovvero E.L. Thorndike. L’enorme lascito di Skinner parte proprio da questa legge universale dell’apprendimento anche nota come “Paradigma del Condizionamento Operante” (oppure “Modello a Tre Contingenze” o ancora “Modello ABC”).

Secondo questo modello ogni comportamento (Behavior, B) è preceduto da un Antecedente (A) ma soprattutto è seguito da una o più Conseguenze (C) che impattano sulle probabilità future di rifare di nuovo quel comportamento. In altre parole, ogni azione che facciamo è anticipata dalla presentazione di uno stimolo/evento ambientale che funge da innesco (A), ed ha per effetto uno o più stimoli/eventi ambientali che esercitano un’azione di ricompensa o di deterrente (C) per il comportamento stesso, rendendolo più o meno appetibile in futuro.

In altre parole, studiando l’apprendimento animale Skinner aveva scoperto che ogni organismo interagisce con l’ambiente presente mettendo in atto comportamenti che sono il frutto delle esperienze passate in contesti simili, in modo da aumentare le proprie chances di adattamento e quindi di sopravvivenza. Non importa se in passato il comportamento (es. “suonare” il clacson) è stato seguito solo saltuariamente dalla stessa conseguenza (es. l’automobilista davanti a noi si sposta). Basta che abbia funzionato un po’ di volte: la natura della questione è probabilistica.

Se la conseguenza aumenta la frequenza futura di quel comportamento si parla di “Rinforzo”, se invece la frequenza diminuisce si parla di “Punizione”. Se dopo la clacsonata l’automobilista davanti accelera e libera la strada è probabilmente un rinforzo, se invece scende dall’auto e si avvicina urlando improperi è probabilmente una punizione. La conferma l’avremo soltanto misurando la frequenza futura di quello stesso comportamento.

Attenzione però! Sappiamo bene che ciascuno di noi trova piacevoli cose che un’altra persona non gradisce, e viceversa. E anche noi stessi tendiamo a cambiare idea o gusti nel tempo. Quello che davvero rende una conseguenza un rinforzo o una punizione non è l’intenzione di chi la dà, ma i suoi effetti sul comportamento. E questi effetti sono tanto maggiori, quanto più la conseguenza è immediata. Cioè, se l’automobilista davanti si sposta o viene a far valere le proprie ragioni solo dopo mezz’ora che il clacson gli è stato “suonato” contro, è molto probabile che non troverà nessuno ad aspettarlo e che quindi il clacsonatore non riceverà alcuna conseguenza.

In conclusione, le Scienze Comportamentali ci dicono che solo perché noi non conosciamo la causa di un comportamento, non significa che non ve ne sia una. C’è sempre una motivazione dietro al comportamento, quello che spesso manca è la comprensione di essa da parte di chi lo osserva.